Guardia di Finanza: operazione “In vino veritas”, scoperta una truffa ai danni dell’Unione europea. Eseguiti sequestri per oltre 2 milioni di euro

Di Massimo Giardinieri

MILANO. È pesante il sequestro (oltre 2 milioni di euro) che i Finanzieri del Comando Provinciale di Milano, al termine dell’operazione denominata “In vino veritas”, hanno eseguito nei confronti di una nota azienda-leader veronese del settore vinicolo.

La vicenda nasce da un’attività di indagine coordinata dalla Procura Europea EPPO (European Public Prosecutor’s Office) che ha fatto luce su truffa aggravata inerente al conseguimento di contributi finanziari pubblici erogati dall’Unione europea, più nello specifico riguardanti la promozione di prodotti agricoli nel mercato continentale oltre che nei Paesi terzi, così come contemplato nel Regolamento (UE) n. 1144/2014 del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo.

Le indagini in parola coinvolgono al momento tre persone fisiche e due società, e sono stati gli specialisti del Nucleo Polizia Economico-Finanziaria (PEF) meneghino ad indagare sull’ottenimento di un importante finanziamento diretto da oltre 5 milioni di euro (dei quali 2.085.810 già erogati) suddivisi in due tranche, rispettivamente disposte nel 2018 e nel 2020, dall’Agenzia Esecutiva dell’Unione Europea per i consumatori, la salute, l’agricoltura e la sicurezza alimentare (CHAFEA); soldi puntualmente incassati dalla cooperativa finta nell’inchiesta in qualità di beneficiario-coordinator del progetto.

La Guardia di Finanza in azione

Secondo quanto dimostrato dagli investigatori delle Fiamme Gialle agli inquirenti, sarebbero dunque emersi accordi illeciti tra la citata “cooperativa-coordinator” ed il soggetto esecutore del progetto europeo (“esecutor-implementing body”); accordi risultati tesi a consentire alla prima d’incassare un ingiusto profitto non contemplato dal progetto.

Il sistema fraudolento messo a punto dai responsabili sarebbe infatti consistito nella preliminare individuazione della società a cui affidare il ruolo di “implementing body”, la quale si sarebbe poi agevolmente aggiudicata la successiva procedura di selezione.

A completamento del tutto le due società implicate altresì stipulato un contratto di servizi, apparentemente avulso dal progetto in questione ma nella realtà destinato a “camuffare” la retrocessione dei soldi al coordinator del progetto, ciò di un importo pari al 35% del costo ammissibile.

La Guardia di Finanza durante i controlli

Secondo la pubblica accusa le medesime imprese avrebbero così indotto in errore la competente Agenzia dell’Unione europea circa l’effettiva esistenza di un nesso strutturale, oltre che di un chiaro un conflitto d’interessi tra le parti nonché la reale destinazione dei fondi erogati.

Come sempre è opportuno rilevare come il procedimento penale qui descritto si trovi al momento nella fase delle indagini preliminari, dunque la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo nel caso in cui nei loro confronti intervenga una sentenza irrevocabile di condanna.

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