Niger. Bakary Sambe, direttore del Timbuktu Institute-African Center for Peace Studies di Dakar: “Putin ha bisogno del sostegno diplomatico del blocco africano nella sua avventura ucraina. E non potrà facilmente opporsi agli interessi dell’Unione Africana e dell’ECOWAS”

DAKAR.  Se le sanzioni e/o un approccio coercitivo sono efficaci, ciò “potrebbe contribuire a ripristinare la reputazione dell’ECOWAS nella promozione della governance e nella prevenzione dei colpi di Stato”.

Lo sostiene Bakary Sambe, direttore del Timbuktu Institute-African Center for Peace Studies di Dakar.

Bakary Sambe direttore del Timbuktu Institute-African Center for Peace Studies di Dakar

I colpi di Stato sono “un nuovo flagello che si sta diffondendo in modo preoccupante e contagioso nell’Africa occidentale francofona”.

Questo intervento, spiega l’analista africano, riflette indubbiamente la volontà della NATO (rappresentata dalla Francia e dagli Stati Uniti “di contrastare l’avanzata russo-wagneriana in un Paese partner chiave della loro strategia globale antiterrorismo, nel Sahel”.

La zona del Sahel

Per Sambe “stiamo assistendo a una nuova e senza precedenti forma di conflitto: una guerra interstatale tra una coalizione tripartita di Stati membri ribelli e l’organizzazione subregionale che cerca di ripristinare la propria immagine”.

Una crisi che è appena iniziata e segna “il movimentato ritorno sulla scena dell’ECOWAS (Economic Community of West African States-Comunità economica degli Stati dell’Africa Occidentale)”  la quale negli ultimi anni è stato relegata “in secondo piano dai partner internazionali a favore del moribondo G5 Sahel”.

L’organizzazione subregionale, per il ricercatore del Timbuktu Institute-African Center for Peace Studies “era stata addirittura relativamente espropriata della questione sicurezza, al punto da indebolirla senza che i partner internazionali potessero fornire tutta l’assistenza necessaria al G5 Sahel”.

Il ritorno sulla scena politica dell’ECOWAS arriva in un momento cruciale per l’organizzazione, ma anche per la pace e la sicurezza nella regione.

Data la severità delle sanzioni diplomatiche imposte da ECOWAS e UEMOA (Union économique et monétaire ouest-africaine – Unione economica e monetaria ovest-africana) con un embargo totale e il congelamento delle attività finanziarie del Niger, questo Paese povero e senza sbocco sul mare nel Sahel centrale non potrà resistere a lungo.

La bandiera dell’UEMOA (Union économique et monétaire ouest-africain)

“La ricetta delle sanzioni ha funzionato in Mali nel 2012, in seguito al colpo di Stato del Capitano Sanogo contro Amadou Toumani Touré – ricorda il direttore -. Ma questa volta, sembra che ci stiamo dirigendo verso un’alleanza golpista militare contro l’ECOWAS, un punto di svolta nella storia dell’organizzazione. È fare o rompere! La Nigeria di Tinubu (Presidente della Nigeria Ndr) non vorrà Wagner e i regimi golpisti nel suo cortile”.

Al centro della foto il Presidente della Nigeria, Bola Tinubu che presiede la riunione dell’ECOWAS.

Inoltre, ragiona Bakary Sambe, direttore del Timbuktu Institute-African Center for Peace Studies di Dakar “l’approccio dell’ECOWAS, che combina dure sanzioni diplomatiche con minacce militari progettate per dare credibilità operativa alla mossa dell’anno scorso di istituire una forza di riserva per combattere il jihadismo e i colpi di Stato, rappresenta un enorme punto di partenza”.

Per ECOWAS minacciare l’attuazione di misure coercitive se il suo ultimatum non verrà rispettato, significa “che la misura è effettivamente presa in considerazione”.

“E questo – evidenzia Sambe – presuppone che siano avvenute consultazioni preliminari con i membri del Consiglio di sicurezza (delle Nazioni Unite Ndr) in particolare con Francia e Stati Uniti. Tanto più che il comunicato menziona la possibile partecipazione di Stati non ECOWAS e potenze occidentali (presumibilmente sempre USA e Francia). Ciò potrebbe sollevare la questione di un veto russo. Ma mi sembra che Putin, che ha così tanto bisogno del sostegno diplomatico del blocco africano nella sua avventura ucraina, non potrà facilmente opporsi agli interessi dell’Unione Africana e dell’ECOWAS”.

Il Presidente russo, Vladimir Putin

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